Native Advertising: la nuova pubblicità che tanto stressa gli utenti … ma che funziona!

18 Luglio 2014

Native Advertising: la pubblicità che tanto stressa gli utenti … ma che funziona!

You-n agenzia comunicazione

C’è poco da fare: il Social Media Paid non piace al 60% degli utenti.

Sponsored Story di Facebook
Promoted Tweet di Twitter
TrueView di YouTube
Promoted Pins di Pinterest
Social ADS di Google+
Sponsored Post di Tumblr
gli esperimenti di Instagram

… questi sono i più conosciuti, i formati più classici di Native ADS, ovvero contenuti brandizzati integrati nella comunicazione dei Social Media, oggi non più relegati negli spazi normalmente riservati alla pubblicità online che siamo abituati a vedere, come per esempio nella sidebar.

Tradition Vs Modern … c’è una bella differenza!

Se la pubblicità tradizionale ha l’obiettivo di distrarre il lettore, letteralmente di “interromperlo” al fine di catturare la sua attenzione, il Native Advertising mira invece a integrare questo tipo di media nel design di un contesto, in altre parole nella timeline, diventando così parte dei contenuti. Lo scopo di chi realizza questo tipo di campagne Native Ads è di attrarre la curiosità dell’utente e, al contempo, creare vero e proprio engagement.

Fatta qualche rara eccezione, in questa era digitale, “esistere” per un’azienda significa essere su web e, soprattutto, farsi trovare: dal sito aziendale alla presenza sui principali Social Network, almeno su quelli nei quali esistono delle conversazioni che le riguardano o culla del loro target di riferimento.

E’ bastata una manciata di anni per far mutare profondamente il panorama dei social a livello globale, inclusa la loro essenza, ed ecco che l’evoluzione – partendo da una base di utilizzo gratuito – prosegue sempre più verso il paid. Oggi, infatti, la maggior parte dei Social Network ha un circuito di ads a pagamento, che qualsiasi brand può sfruttare per raggiungere i suoi obiettivi in termini di interazioni e crescita della community.

La vita dei pubblicitari non è mai semplice, perché eternamente alla ricerca della giusta di via di mezzo tra il voler catturare l’interesse di un potenziale consumatore e il non voler essere bannati per sempre.

Brand Vs User … in medio stat virtus!

Ogni grande Social Network, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’advertising, segue le sue personalissime logiche, tutte diverse e tutte aventi lo stesso scopo: guadagnare.

Del resto sono aziende.

Il re dei Social è certamente Facebook e attualmente lo è anche per l’advertising, di conseguenza la nostra attenzione è volta qui.
Sovrano sì, la fa da padrone, ma comunque non mancano le critiche e le lamentele sia da parte dei brand, che vedono ridurre inesorabilmente il reach dei propri contenuti, sia da parte degli utenti, che spesso si sentono impotenti davanti al flusso di post sponsorizzati nel loro newsfeed. C’è da dire che questi ultimi possono alleviare le loro pene in modo pratico e veloce: cliccando sul piccolo flag in alto a destra del post sponsorizzato e cliccare su “Nascondi tutte le inserzioni di XXXXXXX”.

Il post sponsorizzato è tra i più efficaci strumenti a pagamento messi a disposizione dal social di Zuckerberg per promuovere (facendo sempre attenzione alle linee guida generali da rispettare) qualsiasi attività in maniera strategica, proprio in virtù del fatto che può essere profilato sul target che si vuole raggiungere (in base a età, sesso, luogo, interessi). Rispetto alle inserzioni (gli annunci visualizzati sulla sidebar), per esempio, danno risultati migliori per vari motivi:

– finisco direttamente nel newsfeed;
– accompagnati con una immagine di qualità, ottengono ancora più visibilità;
– c’è l’abitudine a considerare poco le inserzioni e i banner pubblicitari, perché quando non riconoscibili, portano spesso su siti dalla dubbia identità … e questo non è bello per gli utenti.

Negli ultimi mesi Facebook ha modificato ancora Edgerank, croce e delizia di ogni Social Media Manager, il suo algoritmosmart” che determina la visibilità di un post, portandolo a ridurre le performance dal 10-15% del 2012, al circa 6% di oggi. Una delle ipotesi più accreditate prevede un futuro ennesimo peggioramento fino al 2%. Tutto ciò è indipendente dalla pubblicazione costante basata su un piano editoriale ben pensato e dai contenuti di qualità. Ovviamente l’assenza di un modus operandi del genere non favorisce risultati positivi.

In conclusione, su Facebook un brand non può più raggiungere il suo target senza fare un investimento ads e non può dimenticare nemmeno che l’engagement va stimolato con buoni contenuti.

Nulla di nuovo sotto il sole: si paga e si passeggia! Sponsorizzando un post di qualità, inserito all’interno di una vera e propria strategia digitale, si abbattono le barriere che Facebook stesso inserisce.

Per molti utenti la pubblicità è spam.

È vero, la pubblicità è un mezzo importantissimo, perché permette alle aziende di sostenersi raggiungendo il pubblico (suo e soprattutto quello di altri!).
E’ vero anche che talvolta si tende ad esagerare con le inserzioni, come per esempio nel caso degli spot pubblicitari su YouTube (AdWords for video) che vengono visualizzati prima della riproduzione di un video. Dai 5 secondi dei TrueView (Skippable Ad), agli spot di oltre 30 secondi, ai 10 minuti per gli annunci dei partner, questi spot possono diventare fastidiosi per l’alta frequenza dei passaggi che un utente è costretto a vedere. Twitter, a tal proposito, è il Social Network più gettonato per raccogliere le infinite lamentele e denunce sulla pubblicità a 360°, che sia veicolata da YouTube, dai quotidiani, dalle riviste, dalla TV o da Facebook.

I brand sanno bene due cose:
1. YouTube è una vetrina davanti alla quale passano milioni e milioni di persone;
2. Mettere tutti d’accordo non si può, è impossibile e innaturale.

Approfondendo l’argomento, questi nuovi ads, in particolar modo i “TrueView”, sono molto convenienti per le aziende, perché consentono di raggiungere un pubblico mirato (YouTube è figlio adottivo di Google, cui costa un bel po’ di soldini!) e pagare solo quando l’utente “visualizza realmente” il contenuto dello spot.

Facebook, YouTube, Twitter: a ognuno il suo … quindi, che lo spettacolo vada avanti!

Secondo una ricerca molto recente, sebbene oggi solo il 60% dei pubblicitari creda nelle potenzialità di questa nuova forma di advertising, gli analisti prevedono un boom degli investimenti entro il 2016.

Alla luce di tutto ciò, una domanda finale ce la poniamo: i Social Network sono davvero gratuiti per gli utenti?

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